Finanziamenti Europei: una risorsa da valorizzare per gli Enti Locali

Finanziamenti

La necessità per gli enti locali di rivolgersi a forme alternative di approvvigionamento finanziario, quali quelle rappresentate dalle risorse Ue, per la realizzazione di servizi e infrastrutture necessarie per lo sviluppo del territorio e delle proprie comunità, è dovuto principalmente al pesante taglio nei trasferimenti Stato – Comuni unitamente alle rigide regole del Patto di Stabilità. Tuttavia, non sono poche le difficoltà da parte degli enti locali circa la capacità di intercettare il finanziamento giusto per una determinata problematica e l’organizzazione di un processo di Europrogettazione al fine di ottenere i risultati perseguiti.

I fondi messi a disposizione da parte dell’Unione Europea sono, principalmente, di due tipi: fondi strutturali e fondi settoriali o – altrimenti chiamati – a gestione diretta. I fondi strutturali (Fondo europeo di sviluppo regionale – FESR, Fondo sociale europeo – FSE e Fondi di Coesione) sono programmati ed erogati direttamente dai governi nazionali e regionali dei paesi membri; mentre i fondi a gestione diretta sono programmati ed erogati da parte delle direzioni generali della Commissione Europea.

I primi hanno come obiettivo quello di contribuire alla riduzione del divario esistente tra i paesi membri e supportare il loro sviluppo economico e sociale, attraverso:
• il finanziamento delle infrastrutture;
• gli aiuti alle imprese, specie nel settore dell’innovazione tecnologica;
• le politiche sociali di inserimento lavorativo e pari opportunità.

I secondi hanno, invece, l’obiettivo di supportare la definizione e l’implementazione di politiche comuni in settori strategici, quali, ad esempio:
• la ricerca e l’innovazione tecnologica 100
• l’ambiente
• l’imprenditorialità.

Destinatari dei fondi settoriali sono le amministrazioni e aziende pubbliche europee. È soprattutto attraverso la politica di coesione, quindi, che l’Ue intende realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020: crescita e occupazione, lotta contro i cambiamenti climatici e riduzione della dipendenza energetica, della povertà e dell’esclusione sociale, veicolando fino a 351,8 miliardi di euro alle regioni e alle città dell’UE e all’economia reale. Alla realizzazione di questi obiettivi concorre anche il Fondo europeo di sviluppo regionale indirizzando le proprie risorse verso priorità fondamentali, quali il sostegno per le piccole e medie imprese, con l’obiettivo di raddoppiare i fondi da 70 a 140 miliardi di euro in 7 anni.

Tutti i fondi strutturali e d’investimento europei, inoltre, sono maggiormente orientati ai risultati e hanno una nuova riserva di efficacia e efficienza destinata ad incentivare la qualità dei progetti.

Infine, l’efficienza del Fondo di coesione e dei fondi per lo sviluppo rurale e per la pesca è collegata alla governance economica in modo da incentivare gli Stati membri a dare seguito alle raccomandazioni dell’UE nel quadro del semestre europeo.

Tuttavia, se l’utilizzo dei fondi strutturali è molto più semplice da parte delle amministrazioni pubbliche, specie in relazione ai fondi gestiti dalle Regioni (nell’ambito dei programmi operativi regionali, che ne rappresentano la maggioranza), presenta maggiori difficoltà l’accesso ai fondi diretti:
• si tratta di risorse programmate a un livello istituzionale più distante dai beneficiari;
• richiedono l’attivazione di un partenariato europeo per essere utilizzate e una maggior qualità progettuale, considerato che l’arena competitiva è più ampia, visto che concorrono tutti i paesi membri;
• finanziano per lo più azioni di tipo immateriale, quali ad esempio la creazione di gruppi di lavoro e network per la messa a punto di progetti e politiche e lo scambio di buone pratiche;
• l’ammontare medio per progetto è generalmente inferiore rispetto a quanto può essere garantito dai fondi strutturali.

Qual è, dunque, l’approccio giusto da seguire?

Per l’aggiornamento continuo delle risorse umane e per l’introduzione di innovazioni manageriali, è raccomandabile una programmazione e un utilizzo sinergico dei fondi strutturali e di quelli settoriali: con questi ultimi è, infatti, possibile finanziare la definizione di nuove politiche, programmi e progetti, la cui concreta implementazione può trovare finanziamento attraverso i fondi strutturali.

L’approccio degli Enti Locali può svilupparsi su due direttrici:
• la costituzione di un ufficio Europa per supportare la struttura amministrativa nell’accesso ai fondi;
• l’utilizzo di consulenze esterne.

Sia l’uno che l’altro approccio, per essere realmente vincente, non dovrebbe limitarsi alla mera predisposizione di richieste di finanziamento e alla costruzione di partnership internazionali; dovrebbe, invece, gestire anche le attività di lobbying internazionale, che sono fondamentali per assicurare un flusso continuo di risorse e l’attività di supporto ai soggetti del territorio che, data le limitate dimensioni e la carenza di risorse disponibili, hanno difficoltà di accesso a tali risorse.

E’, infatti, strategico per gli enti locali esercitare il ruolo di capofila, nell’ambito dei network e dei progetti finanziati dai fondi settoriali, di partenariati locali, per la sperimentazione e la progettazione di azioni congiunte (a titolo d’esempio, piani energetici, servizi reali per il supporto all’imprenditorialità, portale unico per le prenotazioni turistiche), in un’ottica di tipo “strategico”, che prevede l’individuazione dei programmi più coerenti rispetto ai fabbisogni dell’ente e del territorio di riferimento.

L’approccio strategico avrebbe come effetto l’alta qualità dei finanziamenti, mirati a fabbisogni effettivi, sfruttando al massimo sia il budget a disposizione che il reperimento delle risorse necessarie a titolo di cofinanziamento dei costi di progetto (di solito circa il 30%), evitando di generare problemi di cassa difficili da gestire. Inoltre, tale tipo di approccio, permetterebbe di incrementare l’attrazione di fondi europei a gestione diretta negli enti locali, migliorandone anche il tasso di successo e l’aderenza a una visione strategica e pluriennale delle necessità dell’Ente.

Per un utilizzo proficuo delle opportunità di finanziamento dell’UE, occorre inoltre che una prima fase, lasciata ai consulenti, viri verso una formazione continua delle risorse umane a disposizione dell’Ente, in modo da poter lavorare ‘per progetti’ anticipando quelli che sono i possibili canali di finanziamento e strutturando partenariati e reti locali di cui l’amministrazione si deve fare promotrice e protagonista. Così facendo non solo si faciliterebbe il percorso di accesso ai fondi europei, ma si realizzerebbero le condizioni per sviluppare una progettazione idonea ad essere presentata ed eventualmente finanziata su tutte le opportunità e i bandi, a prescindere da chi li emana.

Estratto dall’ebook “Diritto dell’europrogettazione” di CeSDA Editore.

Articolo scritto da

Carmelo Giurdanella

Avvocato amministrativista, patrocinante innanzi alle giurisdizioni superiori ho fondato nel 1990 lo Studio Giurdanella & Partners. Insegno diritto amministrativo elettronico presso vari master universitari, e sono anche direttore scientifico del CESDA (Centro Studi di Diritto Amministrativo), del D.A.E. (Conferenza nazionale sul Diritto Amministrativo Elettronico) e della rivista giuridica digitale LeggiOggi.it.




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