Via ai finanziamenti europei anche per i liberi professionisti.

liberi professionisti
Con il piano per i Professionisti, presentato ufficialmente dalla Commissione europea il 21 aprile 2015, i liberi professionisti avranno accesso, per la prima volta, ai finanziamenti comunitari.
Attraverso gli strumenti finanziari della programmazione 2014-2020, HORIZON E COSME, saranno investiti oltre 100 mld di euro distribuiti nel corso dei prossimi sette anni, per promuovere la ricerca, lo sviluppo tecnologico, l’innovazione e la competitività del sistema professionale, che genera il 10-20% del PIL dell’UE, rappresentando oltre il 7% dell’occupazione europea, con ritmi di crescita significativi.
La Commissione Europea prevede una serie di azioni a sostegno dei liberi professionisti in vari aspetti delle loro attività, in particolare:
  1. Accesso al credito: i liberi professionisti potranno accedere sia ai fondi strutturali gestiti dagli Stati membri (programmi nazionali e regionali), sia ai fondi denominati a gestione diretta (tramite programmi Horizon 2020 e COSME). Sono previste inoltre, iniziative dedicate alla formazione sulle modalità di accesso a tali risorse;
  2. Formazione: una piattaforma all’interno della quale entreranno Università, liberi professionisti ed imprese, cui si affiancherà una formazione on-line dedicata all’erogazione di competenze nel settore della gestione d’impresa;
  3. Tutela per gli addetti della categoria, tramite l’accesso alla cassa integrazione dei dipendenti degli studi;
  4. Accesso ai mercati ed internazionalizzazione: tramite l’interazione con il mondo della libera professione della rete Enterprise Europe Network, la più grande rete di servizi di assistenza gratuita a sostegno della competitività e dell’innovazione delle PMI, opera in 54 paesi in Europa e nel Mondo, contando circa 600 organizzazioni;
  5. Semplificazione: un tavolo di lavoro sarà dedicato alla diffusione delle migliori pratiche relative alla semplificazione;
  6. Governance: istituendo incontri annuali tra Commissione e rappresentanti della libera professione ed invitando quest’ultimi alle conferenze in tema di politica dell’impresa.
Già adesso i professionisti di alcune regioni possono accedere ai fondi stanziati dall’Unione Europea per le piccole e medie imprese: in Puglia e Sardegna i bandi sono pronti a partire, in Calabria, Lazio, Lombardia e Marche partiranno entro l’estate. Le altre regioni invece,  restano arenate a questioni burocratiche, come la previsione dell’iscrizione alla camera di commercio come requisito di partecipazione ai bandi, che di fatto esclude in modo discriminatorio le categorie professionali, e che poi in realtà sono espressione del problema cruciale dell’equivalenza delle libere professioni alle imprese.
L’annosa questione è stata caratterizzata dalla ferma opposizione degli Ordini professionali ai tentativi di equiparazione dei professionisti alle imprese, a partire dal decreto Bersani-Visco del 2006, che cancellava le tariffe professionali istituendo nuove regole ispirate ai criteri della concorrenza, fino ad un recente cambiamento di rotta, quando Confprofessioni e il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani hanno ottenuto l’accesso dei professionisti ai fondi comunitari, proprio in forza della contestatissima equiparazione con l’attività d’impresa.
Il Cup (Comitato unitario delle professioni), che rappresenta la maggior parte degli Ordini professionali, non ha potuto non cogliere le interessanti opportunità per gli studi, pur continuando a sostenere che in molti casi la figura del professionista è molto più vicina a quella di un pubblico ufficiale.
Per consentire al mondo delle professioni di cogliere le opportunità del mercato europeo c’è dunque il problema di armonizzare le normative e semplificare le procedure per la partecipazione a bandi e gare in tutti i Paesi dell’Unione, oggi molto limitata soprattutto a causa delle difficoltà nel riconoscimento delle qualifiche e delle abilitazioni professionali. Decisivo ancora, in questo senso, sarà il ruolo degli Ordini e delle Associazioni Nazionali che dovranno favorire un’autoregolamentazione flessibile e razionale nonchè il riconoscimento reciproco.
L’ultimo aggiornamento sulla spesa certificata nell’attuazione dei programmi finanziati dai fondi comunitari ha raggiunto il 47,5% della dotazione totale assegnata all’Italia. Ciò significa che il nostro Paese nel ciclo di programmazione 2007-2013 non è riuscito a spendere neppure la metà dei 100 miliardi resi disponibili dall’Unione Europea. L’apertura dei bandi comunitari ai liberi professionisti dovrebbe così consentire all’Italia di spendere meglio i fondi strutturali.

 

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